Dialogo

F: – Siamo tempo, la ragione del suo compiere discreto.

M: – Siamo ragione, nel suo compiere discreto il tempo.

F: – La vedi da attrice del tuo tempo.
Io sono più possibilista.

M: – Ne viene un dialogo.

F: – Tra tempo e ragione il comprimere si fa diaframma

M: – Ma la ragione non esaurisce il tempo.
Tempo che al sentire s’espande e si moltiplica nello spazio.
E diviene cielo e oceano. Navigare indiscreto d’ali.

Ed è così che si finisce per leggere l’ora in cui pregare.

F: – Un naufragare
arrogante e tranquillo.
L’ala in volo sfiora la vastità.

Hai fede?

M: – Non proprio. Per nulla.

F: – E quindi cosa ti spingerebbe a leggere l’ora?

M: – La magia che la ragione incanta. La ricerca
dell’impossibile.

F: – Che, appunto, è una forma di fede. Cerchi
l’impossibile, sai che c’è.

M: -È la ragione a comprimere il tempo.
Il sentire che ti spinge a pregare.
La ragione sta a dire: è falsificabile!
Il sentire sta a dire: è inequivocabile!

Ed in questo scontro di opinioni
nessuna delle due vince, in eterno,
sull’altra.

F: – Non si tratta di competere,
ma di esporre. E diversi tempi
trovano ragione.

M: – Oppure si completano.

F: – Anche, come ogni dialogo.

M: – Esatto.

 

di Flavio Almerighi e Marilù Bonfanti.

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