Non

Non sono il tuo porto.
Non aspetterò, illuminando,
ogni tuo ritorno.

Non sono la tua preda,
presa in breve attesa,
in un’apnea estiva.

Non sono un buon ricordo.
Non ti faccio luccicare.
Non ti lascio un buon odore addosso.

Sono il peggio dell’abitudine:
l’abitudine senza sforzo.
Sono qui soltanto. Come l’aria
che non manca
fino a quando
non ti senti soffocare.

Sono la rima mancante,
la battuta riuscita male.
Ciò che alloggia nel frigorifero,
e che, ormai, manca di una,
qualsivoglia, forma riconoscibile.

Sono la putredine della mancanza.
Non sono io. E non sono qui.
E queste parole non sono le mie.
Dicono tutto quello che si dice
in cattiveria, la salamoia della distanza.
Non ti sento e non ho costanza:

sono troppo lontana

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