Ronzio

Disegno aquiloni,
accendo lampade
al tuo bambino
dimenticato.

In questa notte
che non sa di te,
ma di te mi parla,

hai trafugato tutto il possibile.


Ti racconto di categorie
e di cornici ai sogni
e tu mi chiedi quanto,
di questo, sia reale.

Ti rispondo qualcosa
che non puoi afferrare,
l’aria, la solitudine danzante.

La ragione per cui le piante
risorgono dal nulla
al davanzale.

Sono asini, ronzini
su cui non punteresti mai.

Lire passate, canti vigliacchi,
iraconde fesserie del tempo.

Ubriaca di questa sobrietà, t’imploro.
Ti disturbo? Ora che mi hai chiamata?

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