Meccano

Mi aveva detto che qui era lontanissimo.
Poi aveva preso la porta del bagno
e non l’avevo sentito più.

L’utero e l’orologio da muro capovolti.
Meccanicismi del meccano a ruota libera.

Ma ha sempre da ridire.
Persino la tristezza non gli va giù.
Ha lo stomaco in saturazione
di questo tu per tu.

E io, che digerivo anche i sassi,
muoio di sonno e di caffè.

E l’anima si prende il suo spazio
d’ogni dove.

Il corpo riflette
tutto il suo altrove.

La tua nuca si contrae
ogni volta che piango.

Mi ricorda un amico
che ballava
tutto sporco di fango
per farmi ripartire il motore.

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