Follia

”i progressi della medicina potranno far scomparire completamente la malattia mentale…ma so che una cosa sopravvivrà, e cioè il rapporto tra l’uomo e i suoi fantasmi, il suo impossibile, il suo dolore senza corpo, la sua carcassa durante la notte; che, una volta messo fuori circuito ciò che è patologico, l’oscura appartenenza dell’uomo alla follia sarà la memoria senza età di un male cancellato nella sua forma di malattia, ma irriducibile come dolore.”
 

Michel Foucault, Storia della follia nell’età classica

E si innamorerà di qualche parola
tirata fuori da un cilindro d’innocenza.

E si calerà nel più profondo
dei pozzi neri di coscienza.

Amerà i vicoli, le fughe
e ritorni. Senza ragioni
appese al paradosso.

Vorrà stringergli la mano,
guardare l’ombra addormentata
sul cuscino. Le cose semplici
riempite dal pensiero.

Non si accomoda un amore
al volere della ragione
non lo si controlla con le regole
che lo vincolano su un solo sentiero.

E non sarà per forza bello,
come lo richiederebbe l’arte
di far mercato delle proprie parole.

Sarà affascinante nel suo essere
una bruttezza indiscreta.

Farà violenza
a tutte quante
le barriere.

Non ha confini,
in quell’istante.

Non è persona.
Non è sapere.

Svicola
ogni regola
del tempo.

Non si ama
per mestiere.

Non sarà mai più inverno.

Queste foglie
non moriranno mai.

Sopravvivranno ai versi,
alle parole e ai fiumi
che navighiamo
senza trovarci mai.

Diffidando d’ogni logica
sarò un poeta criminale.

Ucciderò
tutti i miei sogni
la domenica.

Ma ti vorrò,
ancora e sempre,

una chiesa in cui pregare.